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Il cavallino nero figura sulle vetture Ferrari
dalla nascita dell'Azienda nel lontano 1947, ma già nel
1932, precisamente il 9 luglio durante la 24 Ore di Spa-Francorchamps
come Scuderia Ferrari e nel 1940, come Auto Avio
Costruzioni, Ferrari lo mise in evidenza sulle Sue vetture.
La nascita del Mito Ferrari passa anche attraverso questo cavallino
di origini dubbie, avvolte per certi aspetti ancora dal mistero.
Buona parte della storia Ferrari è avvolta da questa
cortina casuale o volutamente creata da Enzo Ferrari stesso,
maestro nel creare situazioni poco comprensibili di primo acchito,
senza avere fatto prima un ragionamento logico. Il Suo!.
La memoria storica ci riporta nel 1923, il 17 giugno al 1°
Circuito del Savio, gara composta da 6 giri di 44,533 km per
un totale di 267 km, vinta dalla coppia Enzo Ferrari e
Giulio Ramponi (nipote di Campari), a bordo dell' Alfa
Romeo RLTF n°28.
Sulle tribune tra gli ospiti illustri, si trova il Conte
Enrico Baracca, padre dell'asso dell'Aviazione Italiana
Francesco Baracca.
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Enzo
Ferrari e Giulio Ramponi al 1° Circuito del Savio - 17 giugno
1923 |
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Una descrizione accurata dell'evento viene pubblicata dallo
storico Valerio Moretti nel libro "Enzo Ferrari
Pilota - Corse e vittorie del mago di Maranello", che a
pagina 37 e succ., descrive così la giornata:
"Quel giorno ospite d'Onore è
il conte Enrico Baracca, padre dell'eroico aviatore. E' un incontro
molto affettuoso; tra il giovane pilota e l'anziano gentiluomo
nasce una stima ed amicizia che ha per conseguenza un gesto,
di cui ancora oggi si trova traccia su ogni automobile Ferrari.
Il ricordo di quell'incontro è molto vivo in Enzo Ferrari
che così lo ha raccontato: "Quando vinsi nel 1923
il 1° Circuito del Savio, che si correva a Ravenna, conobbi
il Conte Enrico Baracca, padre dell'eroe: da quell'incontro
nacque il successivo, con la madre, contessa Paolina."
Continua Ferrari nel suo racconto:
"Fu essa a dirmi un giorno: Ferrari, metta sulle sue macchine
il cavallino rampante del mio figliolo, le porterà fortuna.
Conservo ancora la fotografia di Baracca, con la dedica dei
genitori, in cui mi affidano l'emblema. Il cavallino era ed
è rimasto nero; io aggiunsi il fondo giallo canarino
che è il colore di Modena".
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Il
Maggiore Francesco Baracca |
Francesco
Baracca davanti al suo biplano |
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Da questo racconto si evince che l'emblema non fu consegnato
la giornata stessa della vittoria al Circuito del Savio nelle
mani di Ferrari, ma successivamente al secondo incontro con
la madre del Maggiore Francesco Baracca, contessa Paolina.
In un' intervista rilasciata nel 1980 allo scrittore Enzo Biagi,
Ferrari ebbe a dire riguardo l'idea del cavallino rampante:"
Me l'hanno suggerita la contessa Paolina Baracca, madre del
grande eroe aviatore Francesco e il marito, il conte Enrico.
Acquistavano vetture Alfa Romeo, erano miei clienti e lui era
una persona candida fino al punto di dirmi:" Sarei niente,
se non fosse morto mio figlio; invece, per questo, mi fanno
tanti onori".
Continua
Moretti nella sua descrizione dell'episodio:
"Come tutti gli episodi riguardanti
la Ferrari , anche questo relativo all'origine del Cavallino
rampante è stato oggetto di minuziose ricerche e di appassionate
discussioni; è uno dei risvolti più studiati della
mistica della Ferrari.
Si è giunti addirittura a disturbare illustri legali,
per verificare se i genitori dell'Eroe caduto avevano o meno
il diritto di affidare l'emblema a Enzo Ferrari. Altri si sono
presi la briga di trovare una identità tra il cavallino
di Ferrari e quello della Porsche, in quanto entrambi desunti
dallo stesso stemma della città di Stoccarda.
Sembra infatti che Francesco Baracca abbia adottato l'emblema
del cavallino rampante, per il suo aeroplano e per la sua squadriglia,
dopo avere abbattuto sul cielo di Tolmezzo, il 25 Novembre 1916,
il suo quinto apparecchio nemico, quasi certamente un Albatros
B.II".
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Il
cavallino rampante nelle sue diverse rappresentazioni dalle
origini ad oggi |
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"Secondo il rituale bellico-cavalleresco
del tempo, la quinta vittima consentiva al pilota da caccia
di assumere la qualifica di asso, ed era usanza che, a ricordo
dell'avvenimento, venisse adottata come insegna quella dell'ultimo
nemico abbattuto.
Fu così che Baracca scelse il cavallino, emblema di uno
sconosciuto nemico, probabilmente originario di Stoccarda.
Enzo Ferrari, dunque, ebbe affidato dai Conti Baracca il cavallino,
che ne avessero o no il diritto, dopo la sua vittoria al Circuito
del Savio del 1923.
Contrariamente a quello che ci si sarebbe aspettato, specie
giudicando dall'orgoglio e dal rispetto che traspare nella descrizione
che Enzo Ferrari fa dell'episodio, l'affidamento è poi
completamente ignorato ed il cavallino resta in un cassetto
per molto tempo ancora.
Vedrà la luce, sulle fiancate delle Alfa Romeo della
Scuderia Ferrari, solo in occasione della 24 Ore di Spa, in
Belgio, nel luglio del 1932. Sono passati ben nove anni, da
quella ormai lontana vittoria di Ravenna!.
La spiegazione, probabilmente, deve essere ricercata al di fuori
del mito, in una esigenza molto pratica, come molto pratico,
d'altronde, era il comportamento di Ferrari in quegli anni in
cui doveva costruirsi la propria immagine.
Quasi certamente, all'origine, le cose sono andate proprio come
le racconta Ferrari: la Contessa Paolina, donna fragile ed emotiva,
deve aver visto nel rude pilota Enzo Ferrari un novello campione
cui affidare l'insegna del figlio caduto. Ed Enzo Ferrari, sempre
sensibile a questi risvolti romantici, ha accettato con gratitudine
l'omaggio. Quel giorno, in fin dei conti, Ferrari celebrava
la sua prima vittoria assoluta, ancorché non in una corsa
di grande importanza.
Ripresa la sua attività, l'episodio è rimasto
quello che era: un gesto di stima per la sua vittoria, scivolato
quasi subito nell'oblio. Per nove anni appunto".
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Posizionamento
del Cavallino nel 1932 e nel
1937 |
Posizionamento
del Cavallino dal 1933 al 1936 |
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Fino a qui l'esauriente descrizione dello scrittore e storico
Valerio Moretti.
Ma vi è un'altra verità sul simbolo del Cavallino
rampante descritta da Gianni Rogliatti, ovvero
che l'originale Cavallino rampante, sia il simbolo del Piemonte
Reale Cavalleria, con sede a Pinerolo, unità
di cui Francesco Baracca faceva parte.
In effetti visionando la storia Ferrari, troviamo che il cavallino
rampante venne usato da Ferrari qualche anno prima del 1932
nella testata della rivista "La Scuderia Ferrari"
edita da Ferrari fino al 1937 e nelle carte ufficiali della
Scuderia: *lettere e buste da lettera, mentre
sull'insegna pubblicitaria esterna alla Scuderia Ferrari, l'unico
emblema era rappresentato da quello dell'Alfa Romeo che oltre
ad affidagli la rappresentanza alla vendita di vetture per l'Emilia
Romagna e le Marche, nel 1933 gli affidò anche la gestione
sportiva delle sue vetture da corsa.
Il distinguo che la casa milanese fece per identificare le proprie
vetture da gara fino al 1932, fu quello di apporre sul cofano
motore il triangolo bianco sormontato dal quadrifoglio verde.
Ferrari per distinguersi a sua volta, fece applicare il cavallino
rampante nero su campo giallo (9 luglio 1932 - 24 Ore di Spa),
scelto dallo stesso Ferrari per identificare i colori della
sua città: Modena, sormontato da un tricolore, prima
di forma piatta e poi, dopo avere subito modifiche atte a curvare
sempre di più il tricolore, spiovente dal centro verso
i lati
Mi è capitato di vedere della corrispondenza originale
del 1936 tra Enzo Ferrari e un pilota della Scuderia Ferrari,
che per motivi di riservatezza garantiti al possessore delle
lettere resterà nell'anonimato. Le lettere riportano
in alto sulla sinistra lo scudetto attuale della squadra corse,
senza il tricolore, stampato solo in nero e già con la
"S" e la "F" nella parte bassa del logo.
La busta invece riporta il logo evidenziato sotto e stampato
anch'esso sulla sinistra della busta stessa.
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Logo e intestazione della lettera
datata 1936 |
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*Logo
della Scuderia Ferrari stampato sulla busta |
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Come
si potrà notare dal logo della Scuderia Ferrari, terminata
la collaborazione con l'Alfa Romeo, Ferrari fece abolire scritta
e vettura raffigurata (sembrerebbe un'Alfa 12C.), lasciando
solo il tricolore ed il cavallino rampante che lo accompagnerà
per il resto della Sua "avventura" consacrandolo come
il Costruttore più conosciuto al mondo. |
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Bibliografia
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pubblicata il 14/9/2004 -
ultimo aggiornamento 16/1/2008
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