|
|
In
questa bella fotografia di Ferruccio Testi (Archivio Zagari),
si vede Enzo Ferrari nel 1926 in Piazza d'Armi a Modena, mentre
assiste alla partenza due giovani motociclisti: Gigi e Jader
Ruggeri di 10 e 11 anni, figli del campione motociclistico Amedeo. |
| La
storia
Il "reparto motociclistico" della Scuderia Ferrari,
non ha avuto la pubblicità destinata alle rosse vetture
con il quadrifoglio verde sul cofano e Ferrari stesso scrisse
poco più di qualche riga su questa branca della Scuderia,
lasciando dei vuoti storici difficili da colmare ai giorni nostri.
Essendo passati settan'anni dalla presunta "messa a riposo"
del reparto stesso, le uniche tracce valide e sicure, sono quelle
riportate nei numeri della rivista "La Scuderia
Ferrari" edita negli anni 30, dove lo stesso Ferrari
diede sfogo alla seconda e ultima delle tre passioni che lo
hanno accompagnato fin da ragazzo: dopo il corridore ecco il
Ferrari scrittore. La terza, quella di tenore d'opera, non ebbe
il tempo di manifestarsi.
Qui il trentasettenne Ferrari con un titolo che la dice lunga
sulle idee precise di futuro costruttore: "Chiarezza",
scrive le impressioni, commenta le gare, i piloti, le vetture
della sua Scuderia, prevalendo le auto alle moto, accennando
solo brevemente al reparto corse motociclistico, se non con
un fugace elenco di nomi di piloti che il più delle volte
guidarono anche le Alfa Romeo della Scuderia nei circuiti e
nelle gare su strada di tutto il mondo, esaurendo l'argomento
come risposta a quelle persone definite da Ferrari "scuderofobi"
che accusavano la Scuderia di "demeriti", dopo avere
elencato nomi di piloti automobilistici con queste poche parole:
"... e nel campo motociclistico Pigorini
e Aldrighetti, cioè i due Campioni d'Italia."
(descrizione dei meriti)
La rivista MotoCiclismo descrive in
un articolo riportato nella pubblicazione della Scuderia Ferrari
datata 17 gennaio 1935 - XIII (la stessa di "Chiarezza"),
in maniera quasi poetica, le gesta del "reparto motociclistico"
della Scuderia Ferrari, voluto da Enzo Ferrari e gestito dal
1932 al 1934 in Viale Trento e Trieste 11 a Modena. Leggiamone
la descrizione integrale del cronista risalente al 1933, ovviamente
in puro stile "ventennio":
"...E chiamato a concludere sulla
attività della "Scuderia Ferrari", io debbo
senz'altro constatare come essa, nel suo primo anno, abbia compiuto
un'opera veramente meritoria per lo sport motociclistico italiano.
In
sostanza la "Scuderia" ha contribuito a rafforzare
il nostro sport perchè consentito a valorosi guidatori
di misurarsi in prove dalle quali è emersa quella superba
valentia che altrimenti sarebbe stata negletta o sconosciuta.
Mediante
questa magnifica organizzazione, molti dei nostri corridori
poterono combattere e vincere superbe battaglie sportive.
Ed
è con l'ausilio della "Scuderia" che molte
gare poterono riportare quel successo che sarebe stato ben difficile
conseguire se fosse mancato questo proverbio intervento.
|
|
|
|
|
Scuderia
Ferrari - interno dell'officina riparazione moto |
Tazio
Nuvolari e Enzo Ferrari |
|
L'assoluta competenza del dinamico ed instancabile Consigliere
Delegato, Enzo Ferrari, ha potuto assicurare alla "Scuderia",
elementi di primissimo ordine: Taruffi e Mario
Ghersi, Guglielmo Sandri e Aldrighetti,
Carlo Baschieri e l'anziano Severi,
il buon Rebuglio e il sempre giovane
Fieschi, Piero Ghersi e la recluta
Susini, sono uomini di primo piano nel nostro
mondo. E con essi la "Scuderia Ferrari", ha potuto
scrivere pagine gloriose nel libro d'oro del motociclismo italiano.
Il mio giudizio sulla "Scuderia" è questo:
essa merita il più vivo e sincero elogio non disgiunto
dal fervido augurio che anche in avvenire questa organizzazione
tecnico-sportiva, sia in grado di assolvere pienamente il suo
compito duro e certamente pesante, ma sommamente utile al nostro
sport. Sono certo che anche nell'anno undecimo, la "Scuderia
Ferrari" conserverà quel posto altissimo che ha
saputo conquistare nell'anno decimo e che andrà anche
e sicuramente più lontano e più in alto."
Firma del cronista incomprensibile
|
|
|
|
|
Il
salone interno alla Scuderia, con le Alfa Romeo
e le motociclette in bella esposizione |
La
"sezione" motociclistica davanti alla Scuderia |
|
All'articolo di MotoCiclismo, fa eco l'articolo pubblicato dal
Guerin Sportivo che aggiunge: "
"In
pochi mesi di attività anche le "due ruote"
del "cavallo rampante" hanno accumulato trofei su
trofei e non è per nulla strano il prevedere anche per
le moto della "Scuderia", la collana di successi che
la rendono ormai famosa in campo automobilistico".
La rivista del R.A.C.I. del 26 dicembre 1935,
riporta i programmi per l'anno 1936 della Scuderia Ferrari,
citando la relazione della cerimonia a conclusione dell'anno
sportivo 1935 per voce del Consigliere Delegato Enzo Ferrari,
tenutasi il 14 dicembre 1935, che apre con il titolo:
"Quel che bolle nel pentolone della Scuderia Ferrari".
Qui Ferrari descrive tutte le prossime attività sportive
della Scuderia che inizieranno con il Gran Premio di Pau in
Francia e termineranno ad ottobre 1936 con il Gran Premio di
San Sebastian in Spagna. Infatti Ferrari spiegando la situazione
attuale, sottolinea il fatto che "...le
case automobilistiche che in passato avevano elargito sostanziosi
contributi, in parte si sono consorziate e tutte hanno ridotto
i contributi a cifre modestissime".
Quindi questo potrebbe essere uno dei motivi che fecero chiudere
il reparto motociclistico a fine 1934, distribuendo i ridotti
introiti alla gestione delle vetture da corsa. Non si capisce
come mai Ferrari, che non ha mai nascosto la predilezione degli
"arditi" piloti di estrazione motociclistica, carichi
di quell'ardimento tanto gradito dal regime fascista, stenti
o non riporti nulla dei suoi centauri nei suoi scritti di quegli
anni, specialmente negli articoli riportati dalle riviste dell'epoca
e molto più su quella ufficiale della Scuderia, se non
come già detto, in ridotte descrizioni.
1932
- La squadra motociclistica della Scuderia Ferrari:
Mario Ghersi (1) vicino ad Enzo Ferrari,
Franco Severi (2), Giordano
Aldrighetti (3) |
Le moto
Le Norton e le Rudge, moto
della Scuderia, forse non rappresentavano l'ideale di italianità
voluta dal regime, ma garantirono alla Scuderia tre
titoli nazionali e 44 vittorie. Senza
dubbio era quello che di meglio il mercato offriva e Ferrari
per la sua "creatura" cercava sempre il meglio, fino
a difenderla con una puntiglioso "j'accuse", lanciato
dalle pagine del numero 2-3 de "La Scuderia Ferrari"
edito nel 1935.
In otto punti il trentasettenne Ferrari descrive attività,
scopi, situazioni della Scuderia motociclistica e automobilistica,
citando anche cifre erogate a piloti e pagamenti alla casa madre
Alfa Romeo, per l'acquisto di parti di ricambio, che dal 1930
al 1934, anni di connubio auto-moto, ammontarono a Lire 4.577.833,76
dell'epoca.
|
|
|
|
|
Enzo
Ferrari, Piero Taruffi, Cavara e
Saracco Ferrari a Pesaro - 7 agosto 1932 |
Pubblicità
Rudge Whitworth |
|
Cosa abbia spinto Ferrari a creare una
struttura motociclistica in seno alla Scuderia non è
facile da comprendere. Forse qualche suo cliente-pilota gli
suggerì l'idea a completamento di una struttura sportiva
come la sua; forse motivi commerciali spinsero Enzo Ferrari
a gestire dal 1932 al 1934 il reparto motociclistico. Basti
prendere in considerazione che la Rudge & Withworth,
altro non era che l'azienda che produceva i cerchioni a raggi
montati sulle Alfa Romeo dell'epoca. Carlo Borrani con il socio
Ettore Ambrosetti, nel 1922 presero la licenza per produrre
in Italia le ruote a raggi, denominando la Società Rudge-Withworth
Italia, società distinta dal logo della mano
tesa in un saluto che sormonta un cerchione a raggi. Non piacendo
al regime fascita la denominazione anglosassone, l'azienda venne
ridenominata Carlo Borrani SpA. Facile capire
la scelta di Ferrari.
Un fatto è certo, nel verbale
della prima seduta della Scuderia Ferrari, non si fa accenno
negli scopi della Società a corse motociclistiche. Un'
ipotesi è che il regime abbia "suggerito" a
Ferrari l'apertura della sezione motociclistica per propagandare
anche attraverso le moto, l'indomito spirito Italiano sui campi
di gara internazionali, ipotesi che però si scontra con
le ideologie autarchiche in vigore nel ventennio, vista la provenienza
delle moto. A dirigere il reparto motociclistico, probabilmente
Enzo Ferrari chiamò il cugino Saracco Ferrari,
direttore sportivo della Scuderia negli anni 1930 e 1931, che
lasciato il posto di DS auto a Mario Lolli nel 1932 e 1933 e
poi a Federico Giberti nel 1934, ovviamente sotto la diretta
supervisione di Ferrari stesso, gestì il reparto motociclistico.
Le categorie venivano quasi tutte "coperte" dalle
moto d'oltremanica: si gareggiava in 250, 350 e 500 cc. in circuiti
italiani come Livorno, Pescara, Roma, Asti e Biella , per citare
i più rinomati.
Altri dati certi sono quelli pubblicati nel
famoso e quasi introvabile "Libro rosso",
che traccia le imprese della Scuderia Ferrari dal 1929
al 1939, magistralmente scritto da Luigi Orsini
e Franco Zagari, pubblicato nel 1979. Ma anche qui come si può
vedere nella tabella sotto riportata, i dati non sono completi
e il fatto che molti sono restati anonimi, dimostra il fatto
che contrariamente al "reparto auto", la Scuderia
dava meno importanza alle motociclette, anche se da questo "ramo"
sono usciti piloti del calibro di Nuvolari, Varzi, Ascari, Surtees
e tanti altri. GFossati |
|
SOMMARIO
DELL'ATTIVITA' MOTOCICLISTICA 1932 - 1934 |
|
La
pagina rappresenta uno studio condotto dall'autore sulla sezione
motociclistica della Scuderia Ferrari e potrà,
a seguito di nuovi accertamenti, subire modifiche atte ad inquadrare
al meglio la verità storica dell'evento.
|
*
I dati relativi alle competizioni motociclistiche sono stati estratti
da
"LA SCUDERIA FERRARI 1929 - 1939" di Luigi
Orsini e Franco Zagari - Edizione Olimpia 1979
Si ringrazia il Sig. Riccardo Andreoni
- Centro Documentazione di Ferrari Auto S.p.A.
Bibliografia
pagina pubblicata il 15/5/2005 -
ultima modifica: 9/12/2005
|