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da
Vittorio Jano a Carlo Chiti: 1923-1961
Il
primo dopoguerra spinse Ferrari al gran salto: da costruttore
di macchine utensili a costruttore di automobili. Ferrari
aveva grandi doti di “agitatore di uomini” e sapeva
a suo modo motivare tecnici e piloti, ottenendo sempre il
meglio da loro. Il Commendatore è sempre stato prodigo
d'idee che regolarmente trasmetteva ai suoi collaboratori,
pur non essendo un progettista, anche se la sua preparazione
tecnica e la sua “fantasia”, gli facevano vedere
nella sua mente il progetto già realizzato. Noto il
suo concetto di automobile che detto così può
sembrare spartano, ma che la dice lunga sul suo modo di pensare:
“un motore potente con attaccate quattro ruote”.
La carrozzeria veniva in secondo ordine.
Per questi ingegneri e tecnici, bisognerebbe scrivere interi
libri per decantarne le opere ed i progetti, come in effetti
è avvenuto, ma in questa pagina per ovvie ragioni di
spazio, sono raccolti i fatti più importanti ed i periodi
passati in Ferrari: periodi alterni di gioie e delusioni progettuali
provati sulla propria pelle che ci hanno regalato magnifiche
vetture e importanti vittorie. Amici, a volte confidenti di
collaudatori e piloti, hanno raccolto impressioni della loro
importante opera e forgiato prima nella mente, poi sul tavolo
da disegno, impareggiabili motori e vetture che hanno cementato
il mito della Ferrari. In questa pagina vengono ricordati
i nomi più importanti dall’epoca della Scuderia
Ferrari ad oggi, ovvero i responsabli tecnici del progetto,
ma non vogliamo dimenticare il Cavalier Luigi Bazzi, uno dei
collaboratori più fidati di Enzo Ferrari, impareggiabile
tecnico nella messa a punto dei motori, "padre"
dell'Alfa Bimotore ai tempi della Scuderia Ferrari. Leggendo
le storie di questi tecnici, risulta evidente il flusso nelle
due direzioni tra Alfa Romeo e Ferrari. L'una "cedeva"
e l'altra "prendeva" a
volte in amicizia a volte lasciandosi dietro una coda di polemiche.
La
panoramica dei progettisti di F1 arriva fino ai giorni nostri,
ma
non dimentichiamoci dei progettisti di vetture di serie: Rocchi,
Salvarani, Marchetti, Fraschetti, Bizzarrini, Belledi, Marelli,
Caliri e tanti altri, che hanno con la loro opera contribito
alla creazione ed alla continuità del mito Ferrari.
GFossati
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VITTORIO
JANO (Torino 1891- Torino 1965) |
Le
origini della Ferrari portano ad un nome, un nome importante
nel campo dell’automobilismo sportivo: Vittorio
Jano.
Jano si può considerare la prima “vittima
eccellente” del giovane Ferrari fin dai tempi
della Scuderia. Vittorio Jano incomincia la sua “avventura”
di progettista nel 1909, impiegato come disegnatore
alla FAR “Fabbrica Automobili Rapid”, passando
dopo due anni all’Ufficio Tecnico della Fiat,
vetture speciali e da corsa. E’ nel team di progettazione
della Tipo 804/404 e della 805/405 Grand Prix, entrambi
vetture vittoriose nei Gran Premi dell’epoca.
La loquacità e le larghe vedute di Ferrari, nel
1923 convincono Jano al grande salto: lasciare la Fiat
per approdare all’Alfa Romeo con l’incarico
di dirigere il reparto corse.
Dalla sua matita e dalla sua esperienza, nasce l’Alfa
P2, che debutta al Circuito di Cremona nel 1924, riportando
una sonante vittoria ad opera di Antonio Ascari. La
Scuderia Ferrari sta per essere fondata e Jano progetta
la 1750 6C.Sport, che vince la Mille Miglia del 1929
con l’equipaggio Campari-Ramponi. Ma il vero capolavoro
di Jano fu l’Alfa Romeo P3, un vettura di 2654
c.c. - otto cilindri, che sbaragliò il campo
negli anni 1932-1934, unendo il suo nome a piloti del
calibro di Nuvolari, Varzi, Moll ecc.
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| Vittorio
Jano con Ferrari e la P3 tipo B |
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| Jano
posa davanti ad un Alfa |
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Vittorio Jano rimarrà all’Alfa
Romeo fino al 1938, data in cui venne consumato il divorzio
dalla Casa milanese, dopo essere stato accusato degli
insuccessi delle rosse vetture del Portello, causa la
superiorità delle vetture tedesche sui campi
da gara.
Ci penserà Gianni Lancia a riportare in auge
l’eclettico progettista, affidandogli nel 1954
lo studio e il progetto della Lancia D50, vettura che
dopo la morte di Alberto Ascari e la chiusura del Reparto
Corse della Lancia, verrà “regalata”
alla Ferrari che, dopo alcune modifiche, vincerà
il Campionato del Mondo 1956 con Juan Manuel Fangio.
Morirà per propria mano nel 1965 all’età
di 74 anni.
Tra le sue macchine ricordiamo: A.R.P2 - A.R. 6C 1500
- A.R. 8C 2300 - Tipo A - Tipo B (P3) - A.R. 6C 2300
- Tipo B 1934 - A.R. 6C 2300 B6 - A.R.8C - A.R. 8C 2900
A - A.R. 12C - A.R. 8C 2900 B - Lancia D20, D23, D24,
D50.
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GIUSEPPE BUSSO (Torino 1913
- Milano 2006) |
| Giuseppe
Busso è
stato il tecnico che ha visto i primi passi della Ferrari,
avendo lavorato a Maranello dal giugno 1946 alla fine
del 1947. Un tecnico capace e ostinato, come lo ha definito
Enzo Ferrari stesso. Diplomato perito industriale, entra
alla Fiat nel 1937 in qualità di calcolatore
dell'Ufficio tecnico motori aviazione, passando poi
all'Ufficio tecnico autoveicoli ferroviari sperimentali.
L'Alfa Romeo lo chiama nel 1939, affidandolo allo studio
e al disegno di particolari per la fase di progettazione
di vetture da corsa, "guidato" dall'Ing. Orazio
Satta Puliga. Negli anni della Seconda Guerra Mondiale,
Busso è alle dipendenze dell'ingegnere spagnolo
Wilfredo Richart, (l'ingegnere con le suole di gomma
alte per ammortizzare i colpi al cervello), operando
al Servizio studi speciali. In quegli anni Busso completa
gli studi tramite dispense e pubblicazioni del Politecnico,
completando così i suoi studi e diventando progettista
a tutti gli effetti. Nel 1946 Gioachino Colombo gli
ventila la possibilità di assumere la direzione
dell'Ufficio tecnico della Ferrari, già impegnata
nello sviluppo della prima vettura, la 125 S, incarico
che Busso accetta con entusiasmo.
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| Busso
alla partenza di un G.P. (ultimo a destra) |
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| Giuseppe
Busso nel 1947 con la 159 S |
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Busso lavora sulla 125 e nello
stesso tempo, si occupa di due progetti di motori: una
monoposto di 1500 cc a 12 cilindri con compressore e
una sportiva di 6 cilindri, realizzati dividendo in
due il motore della 125S. I progetti restarono nei cassetti
dell'Ufficio tecnico Ferrari. Busso studia un rivoluzionario
tipo di sospensione posteriore e lavora al progetto
ed alla realizzazione della tipo 159 di 2 litri che
vincerà con Raymond Sommer il Gran Premio Città
di Torino il 12 ottobre 1947. Anche Giuseppe Busso,
come molti altri tecnici arrivati dall'Alfa Romeo, fa
ritorno a Milano, non condividendo le idee di Gioachino
Colombo, dopo avare collaborato allo studio del tipo
166. Rientra in Alfa nel 1948, per rimanervi fino al
1977, lasciando il servizio attivo con la carica di
Condirettore Centrale.
Si è spento all'età di 92 anni il 3 gennaio
2006.
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| GIOACCHINO
COLOMBO (Legnano 1903 - Milano 1987) |
La
carriera lavorativa di Gioacchino Colombo inizia prestissimo
nel 1917 come disegnatore.
All’età di 21 anni entra all’Alfa
Romeo dove progetta motori da corsa e conosce il suo
diretto superiore e maestro Vittorio Jano. L’Alfa
Romeo nel 1937, anno della “caduta in disgrazia”
di Jano, lo invia a Modena destinazione Scuderia Ferrari,
prossima ormai alla messa in liquidazione, dove fino
al 1939 anno in cui rientra alla Casa madre, progetta
la mitica 158 “Alfetta”, la Tipo 308, la
Tipo 312 e la 316. Nell’estate del 1945, "libero"
da contratti con l'Alfa, riceve da Enzo Ferrari una
chiamata importante: recarsi a Modena per un colloquio
di lavoro, dopo l’esperienza della Scuderia Ferrari
anteguerra. La guerra appena terminata aveva lasciato
dei risentimenti politici negli uomini e Colombo, non
risparmiato da queste “epurazioni”, viene
sospeso dall’Alfa Romeo. Il momento non può
essere più propizio. La sua fortuna è
stata la risposta data a Ferrari quando il futuro costruttore
gli chiese: “Colombo, come costruirebbe lei una
millecinque?”.
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| Aurelio
Lampredi e Gioachino Colombo |
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| Gioachino
Colombo a Monza nel 1949 |
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Colombo pronto alla risposta che
forse era già stata studiata, rispose che:”
la Maserati ha un quattro cilindri; la ERA ha un sei
cilindri; l’Alfa Romeo ha l’otto cilindri.
Lei, a mio parere dovrebbe costruire
un dodici cilindri”. Ferrari non aspettava
altro. La storia ci consegna che il progetto del propulsore
della 125 S, venne studiato e disegnato in una calda
giornata di ferragosto del 1945, sotto un albero in
quel di Castellanza. Ritorna in Alfa nel novembre del
1945 "graziato" dei vertici Alfa Romeo e poi
ritorna da Ferrari nel gennaio 1948, data in cui assunse
l'incarico di Consulente dell'Ufficio Progettazioni,
posto lasciato libero da Giuseppe Busso, rimanendoci
fino al 18 gennaio 1951. Ritorna di nuovo all’Alfa
Romeo per restarci fino al 1953 prima di trasferirsi
di nuovo a Modena, questa volta alle dipendenze della
Maserati dove sviluppa la 250F. Passato alla Bugatti,
vi rimane fino al 1957 anno in cui fa ritorno in Italia,
passando dalle quattro alle due ruote per conto della
MV Agusta fino al 1970. La fine della sua carriera lavorativa,
lo vede titolare di uno studio di consulenza tecnica
e progettazione.
Tra i suoi progetti ricordiamo i principali: Alfa Romeo
158 - A.R. 308 - A.R. 312 - A.R. 316 - Ferrari 125 S
- A.R."Disco Volante" - Maserati 6C-2000/2500
- Maserati 250F e l'Alca "Volpe".
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| ALBERTO
MASSIMINO ( Torino 1895 – Modena
1975) |
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Terminati gli studi in Svizzera,
dove ottiene il diploma di Tecnico Specialista di Meccanica,
inizia la sua carriera alla Fiat nel 1924 in forza all’Ufficio
Costruzioni Speciali, progettando telai per macchine
da corsa e come per Vittorio Jano, dipende dall’allora
Direttore Avvocato Cavalli. In Fiat sviluppa l’ultima
vettura da Grand Prix, la 806/504 di 1500 cc a 12 cilindri,
realizzando il progetto della carrozzeria e del telaio
della vettura che vincerà il Gran Premio di Milano
nel 1927 pilotata da Pietro Bordino. Lasciata la casa
torinese, passa agli Stabilimenti Farina e nel 1931
fa ritorno in FIAT occupandosi di motori d’aereo
fino al 1937. Lavora con Gioachino Colombo alla Scuderia
Ferrari nel 1938 e nel 1939 collaborando al progetto
ed alla “crescita” della 158 “Alfetta”.
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| L'Ingegnere
Alberto Massimino |
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| Massimino
con una Maserati |
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Ferrari fonda la Auto Avio Costruzioni
e Massimino è della squadra che progetta la 815
AAC. Rimane alle dipendenza di Ferrari fino al 1944,
passando poi alla Maserati come dirigente dell’Ufficio
Tecnico, ruolo che ricopre fino al 1952. La sua firma
si trova sui progetti della 4CLT/48-F1, della 4CTL/49
F1, della A6 GCM e della A6 GCS Sport. Lasciata la Maserati,
collaborerà ancora con Ferrari, Stanguellini,
De Tomaso, Moretti e Scuderia Serenissima fino al 1975,
anno della sua morte.
Tra le sue macchine ricordiamo la 815 AAC e la 555 F1
Supersqualo.
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| AURELIO
LAMPREDI ( Livorno 1917 – Livorno
1989) |
Il
vulcanico Aurelio Lampredi incomincia la sua avventura
all'ufficio progetti della Piaggio di Pontedera nel
1937, dopo essersi diplomato all'Istituto Tecnico Superiore
di Friburgo. Viene assunto alle Officine Reggiane-Caproni
a Reggio Emilia, dove rimane per quasi tutto il periodo
della Seconda Guerra Mondiale.
Nel settembre 1946 Lampredi fa la sua prima comparsa
a Maranello rimanendo in forza fino agli inizi del 1947,
dopo l'impossibile convivenza con l'allora Capo della
progettazione Giuseppe Busso, lo convince ad un impiego
più tranquillo all’Isotta Fraschini di
Milano . Dopo soli sette
mesi ritorna a Maranello, incrociandosi con Gioachino
Colombo e collaborando ai nuovi progetti alimentati
da Enzo Ferrari. Ovviamente la competizione tra tecnici
incrementata dallo stesso Ferrari, suggerisce a Colombo
di fare le valige, lasciando il solo Lampredi allo sviluppo
dei motori evoluzione del primo 12 cilindri di 1500
c.c. di cilindrata, portandoli prima a 2000cc e poi
a 4500 cc.
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| Aurelio
Lampredi e Enzo Ferrari a Maranello |
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| Aurelio
Lampredi con Giovanni Bracco |
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Regalerà alla Ferrari il
primo successo con un motore 4500 di cilindrata, montato
sulla Tipo 375 F1 e portato al successo a Silverstone
da Froilan Gonzalez, dopo avere progettato un 3300,
quindi un 4100 ed infine lo storico 4500. Sviluppa poi
il progetto del Tipo 500 F2 che porterà a Maranello
due titoli mondiali con Alberto Ascari nel 1952 e 1953.
Dopo il famoso “scontro silente” del 1955
con Enzo Ferrari in occasione della prova al banco del
motore a due cilindri, letteralmente decollato verso
il tetto della sala prove, Lampredi decide che è
meglio cambiare aria e approda alla Fiat nel 1956.
La sua continua crescita, lo porta nel 1973 ad essere
nominato Amministratore Unico dell'Abarth, contribuendo
ai successi nel Campionato Mondiale Rally con la Fiat
Abarth 131, carica che ricoprirà fino al 1982.
Aurelio Lampredi scompare il 1°giugno 1989.
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| CARLO
CHITI (Pistoia
1924 – Milano 1994) |
Per
Carlo Chiti, ingegnere d'estrazione aeronautica, le
prime esperienze lavorative e progettuali avvengono
in Alfa Romeo, dove nel 1952 è assegnato al reparto
corse ed esperienze speciali. Nel 1957 giunge la chiamata
di Ferrari che lo vede sostituto dello sfortunato Ing.Fraschetti,
perito all’Aerautodromo di Modena durante un collaudo
di una vettura. Fraschetti era un discreto pilota oltre
che ingegnere e tra gli altri compiti in Ferrari, ha
la responsabilità dei progetti del V12 4 valvole
per Sport Cars, incluso il progetto F1 e F2 V6 4 valvole.
Con Chiti e la “sua” 156 F1, Ferrari inverte
il suo pensiero riguardo alla disposizione del motore:
ora sono i buoi che “spingono il carro”.
Nel 1961 Chiti progetta una piccola pinna montata su
una 246 SP, collaudata a Monza da Ginther, sostituita
poi da uno spoiler inserito nella parte finale della
vettura per aumentarne la stabilità in funzione
del rialzo troppo accentuato della parte anteriore e
posteriore della vettura sport.
Un anèddoto raccontato circa lo spoiler posteriore
è che i meccanici per tenere nascosta l’origine
dell’invenzione, avevano l’ordine categorico
di rispondere nel caso qualche curioso avesse chiesto
informazioni: “serve per evitare che gli spruzzi
di carburante durante il rifornimento, finiscano sui
tubi di scarico della vettura, innescando un incendio”.
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| Carlo
Chiti con Ferrari a Monza |
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| Carlo
Chiti con Mike Hawthorn |
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Chiti dal 1958 al 1961 “vince”
il Campionato del Mondo 1958 di F1 con Mike Hawthorn
e quello del 1961 con Phil Hill, oltre a tre Campionati
del Mondo Sport nel 1958, 1960 e 1961. Lascia la Ferrari
nel 1961 con altri sette tecnici e dirigenti per i famosi
conflitti interni con la moglie di Enzo Ferrari e passa
all’ATS gestendone gli esordi, rimanendovi poi
fino al 1964, anno in cui passa all’Autodelta,
società addetta alla preparazione di vetture
Alfa Romeo. Nel 1966 l'Alfa Romeo lo nomina Direttore
Generale e Consigliere d'Amministrazione della società
consociata.
Nel 1985 è tra i fondatori della Motori Moderni,
azienda nata con lo scopo di progettare e costruire
motori da corsa, fornendo principalmente la Scuderia
Minardi.
Tra le sue macchine ricordiamo la Ferrari 156 F1 e l’Alfa
33 Sport.
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La
pagina rappresenta uno studio condotto dall'autore sui Progettisti
Ferrari e potrà, a seguito di nuovi accertamenti,
subire modifiche atte ad inquadrare al meglio la verità
storica dell'evento. |
Bibliografia
pagina
pubblicata nel 2004 - ultimo
aggiornamento 4/1/2006
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